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CROTONE Una svolta decisiva per la conclusione del processo “Black Wood”, l'inchiesta che aveva scosso la filiera del legno calabrese destinato alle centrali a biomasse. Durante l’ultima udienza, infatti, il procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, ha formalizzato la richiesta di assoluzione per gli imprenditori Serravalle, titolari delle industrie di taglio e lavorazione del legname.

Le accuse, che inizialmente ipotizzavano una pesante collusione con la ’ndrangheta, un’associazione a delinquere e una truffa ai danni del Gse (Gestore dei servizi energetici), sono state riconsiderate dallo stesso ufficio inquirente alla luce delle risultanze dibattimentali.

Il commento della difesa

La notizia è stata accolta con estremo favore dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Giandomenico Verri, Vincenzo Ioppoli e Angela La Gamma. Per la difesa si tratta della "terza grande svolta" in una vicenda giudiziaria complessa, già segnata in precedenza dalla revoca del sequestro aziendale e da quattro pronunce della Cassazione che avevano annullato le misure cautelari personali.

"Aver creato, nel dibattimento e prima di esso, le condizioni per la richiesta di assoluzione 'incassata' l'altro ieri è una prima grande soddisfazione", ha dichiarato l'avvocato Verri. "Ma ovviamente non ci basta".

Verso le arringhe finali

Nonostante il passo indietro della Procura sulle accuse più infamanti e sul profilo erariale, resta in piedi la contestazione di una violazione ambientale. La battaglia legale si sposta ora al 28 maggio, data in cui sono fissate le arringhe dei difensori.

In quella sede, i legali affronteremo i residui capi d'accusa legati alla gestione ambientale, forti però di un quadro accusatorio generale che ne esce drasticamente ridimensionato. Il processo Black Wood si avvia così verso la sentenza, con la posizione dei Serravalle che appare ora notevolmente alleggerita rispetto all'impianto accusatorio originale.

Focus: L’inchiesta “Black Wood” in sintesi

L'operazione, scattata nel dicembre 2022, mirava a smantellare un presunto sistema illecito nella gestione delle biomasse boschive tra la provincia di Crotone e il Cosentino.

Le origini L'indagine ipotizzava l’esistenza di un "cartello" di imprese che, secondo l'accusa iniziale, avrebbe tagliato boschi in aree protette senza autorizzazioni, mescolando legname d'origine illecita con quello certificato per alimentare le centrali elettriche della regione.

Gli indagati principali Al centro del procedimento figurano gli imprenditori della famiglia Serravalle (originari di Petilia Policastro), accusati inizialmente di aver favorito, attraverso le loro attività economiche, gli interessi della criminalità organizzata locale.

I capi d'accusa originali Associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (incentivi Gse) e reati ambientali.

Altri indagati e condanne in abbreviato

Mentre per i titolari delle industrie Serravalle la Procura ha chiesto l'assoluzione nel rito ordinario, lo scorso ottobre 2023 il Gup del Tribunale di Catanzaro ha emesso diverse sentenze per chi ha scelto il rito abbreviato (che consente lo sconto di un terzo della pena).

Le condanne principali Sono state inflitte condanne che variano dai 2 ai 4 anni di reclusione per soggetti accusati a vario titolo di traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni del Gse. Tra i condannati figurano tecnici e collaboratori aziendali coinvolti nella gestione documentale dei conferimenti di legname.

Il coinvolgimento di "Calabria Verde" L'inchiesta ha toccato anche i vertici dell'azienda regionale per la forestazione. Tra gli indagati figurano ex dirigenti e funzionari dell'ente (come l'ex direttore generale e alcuni responsabili di distretto), accusati di aver agevolato il sistema di tagli illeciti attraverso autorizzazioni concesse senza i dovuti controlli o in violazione dei vincoli paesaggistici.

Aziende fornitrici Oltre ai Serravalle, sono state coinvolte numerose ditte boschive minori del territorio crotonese e cosentino, i cui titolari sono stati indagati per aver fornito il materiale legnoso "fuori quota" o proveniente da aree non autorizzate.

Lo stato giudiziario complessivo

Il quadro attuale vede dunque una profonda divergenza tra i due tronconi del processo.

Rito Abbreviato Ha già prodotto alcune condanne per reati specifici legati al traffico di rifiuti e alla frode sugli incentivi per le biomasse.

Rito Ordinario (posizione Serravalle) Si avvia alla conclusione con la clamorosa richiesta di assoluzione da parte del PM Domenico Guarascio per i reati più gravi (mafia e associazione a delinquere), lasciando aperta solo la discussione sulle contravvenzioni ambientali.

Questa distinzione è fondamentale: mentre la struttura tecnica del "traffico di rifiuti" ha retto in parte in abbreviato per alcuni collaboratori, l'accusa di una regia mafiosa e di una truffa sistematica orchestrata dai vertici dell'azienda Serravalle non ha trovato conferma nel dibattimento ordinario.

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