Asp Crotone, la "girandola" di Occhiuto: quattro manager in quattro anni
I cambi dei titolari che gestiscono la sanità pitagorica avvengono con una facilità da fare tremare i polsi, mentre qui manca anche l'ago e lo spago
CROTONE Tre commissari e un direttore generale in quattro anni. Non c’è pace all’Azienda sanitaria provinciale di Crotone dove, ultimamente, i cambi dei titolari che gestiscono la sanità avvengono con una facilità da fare tremare i polsi. La gestione della sanità dovrebbe essere una questione seria e chi la dirige ha bisogno di tempi più lunghi e risorse importanti per conseguire obiettivi anche minimi.
A Crotone ormai manca anche l'ago e lo spago (il modo di dire ben si adatta al settore). Non ci sono medici e le prospettive non fanno intravedere un cambio di passo. I tempi corti, poi, garantiscono solo obiettivi effimeri. Quelli pubblicati dalla stampa, che non li commenta, fanno vedere ciò che non esiste. Il periodo in questione (quello del cambio di 4 dirigenti in poco tempo) coincide con la gestione alla Regione del presidente in carica, Roberto Occhiuto.
In soli quattro anni Occhiuto ha nominato quattro massimi dirigenti: Simona Carbone, poi spostata dallo stesso presidente ad amministrare la sanità di Catanzaro; il milanese Antonio Brambilla, il più longevo della compagnia; la toscana Monica Calamai che sembra abbia contato i giorni della sua permanenza alla guida dell’Asp crotonese visto che si è continuamente mossa per ottenere un incarico in altre regioni (prima in Lombardia, dove non ha avuto fortuna e, poi, in Liguria dove ha raggiunto l’obiettivo); il cerchio si è chiuso con la nomina di ieri di Antonello Graziano, che è stato sollevato dall’incarico di Cosenza andato a Vitaliano De Salazar.

Quello di Graziano non è una primizia a Crotone, ma un ritorno. C’era stato nel 2019, grazie alla nomina dell’allora presidente della Calabria, Mario Oliverio (centrosinistra). Una nomina durata pochi mesi, perché poi è stato trasferito a Cosenza. Nella città dei Bruzi è rimasto circa quattro anni (nomina centrodestra) e ora torna dove la prima volta sembrerebbe avere dovuto fare i conti con alcuni politici che attualmente risultano rinviati a giudizio proprio per vicende legate alla gestione dell’Azienda sanitaria provinciale e a presunti voti di scambio. Ovviamente Graziano non c’entra.
Il processo lo sta subendo chi, nel 2018, ha chiesto la testa dell’allora commissario dell’Asp Sergio Arena, che potrebbe non essersi voluto piegare alle richieste dei soggetti che sono stati rinviati a giudizio e stanno subendo un processo. Tornando a Graziano c’è da dire che la sua nomina a Crotone sembra proprio un declassamento, considerato che, sul piano della rappresentanza, il ruolo a Cosenza era molto più prestigioso.
Lasciando la città dei Bruzi, Graziano ha detto: «L'Asp di Cosenza è completamente nuova. Attenzione, c'è tantissimo da fare, questo sì, però rispetto a un'azienda senza anima che avevo ereditato, senza bilanci, con gli ospedali in condizioni pietose, con un sistema di emergenza-urgenza dove c'erano pochi mezzi, gli elicotteri volavano poco e di notte non volava nessuno, oggi è completamente diverso. Quello che dico è suffragato da delibere, da atti, da cose che potete verificare, a cominciare dai bilanci ma anche dal piano delle assunzioni».
Anche Calamai lasciando Crotone, per Genova, ha detto di avere raggiunto obiettivi importanti nella città pitagorica. Sarebbe utile capire se molti degli utenti, questo cambiamento annunciato con note stampa, lo hanno avvertito. Io no e non mi pare che qualcuno si sia stracciato le vesti perché Calamai ha deciso di lasciare la nostra Asp e la Calabria. Al di là delle sue dichiarazioni, che situazione reale lascia Graziano a Cosenza?
Anche lì non mi pare che la gente sia scesa in piazza a protestare per il suo trasferimento a Crotone. A leggere le cronache giornalistiche il buon risultato non traspare. C’è da dire che, se si escludono i diretti interessati, anche la sua prima permanenza a Crotone non ha lasciato tracce nella memoria degli utenti. Speriamo che sia la volta buona. I suoi predecessori, quelli dell’era Occhiuto hanno tutti lavorato per la stesura dell’atto aziendale e per l’apertura del servizio di Emodinamica.
Tutti a lavorare per la redazione dell’Atto aziendale, ma l’ultimo approvato, quello ancora in vigore, risale al tempo di Arena. Per quanto attiene l’Emodinamica, poi, somiglia più alla tela di Penelope che ad un servizio indispensabile per una realtà dove la sanità già latita e parecchio e dove i medici fuggono e i concorsi per l’assunzione dei nuovi spesso vanno deserti..

