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CROTONE L’errore nella Cgil è stato la scelta di dare vita all’Area vasta che ha accorpato le province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Di questo si dice convinto Antonio Barberio, che ha ricoperto all’interno del sindacato di Maurizio Landini il ruolo di segretario generale provinciale bancari, segretario generale regionale bancari e segretario generale del Gruppo Bper (Fisac).

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Barberio ha chiesto di essere sentito sullo scontro in atto nella Cgil che vede schierati su fronti opposti alcuni esponenti di peso di Crotone e il segretario generale dell’Area vasta Enzo Scalese. Ufficialmente lo scontro è partito con le dimissioni dagli incarichi di Salvatore Scicchitano, seguite da quelle di Rossella Napolano.

A questi si sono aggiunte le polemiche sollevate da Franco Grillo, che hanno posto il problema della scarsa considerazione in cui viene tenuta la rappresentanza sindacale di Crotone, che ha sempre avuto un ruolo di peso nell’organizzazione. A questi ha replicato duramente Scalese. Barberio, schierato con i rivoltosi di Crotone, interviene per introdurre ulteriori elementi di riflessione.

Il nodo dell'autonomia perduta

Il punto di non ritorno è stato, quindi, la decisione di annullare l’autonomia di Crotone e inglobare la Camera del lavoro nell’Area vasta. Un matrimonio nato male, perché «alla base c’era la necessità di risanare i conti economici di alcune Camere del lavoro». C’era l’impegno di effettuare una verifica che, a parere di Barberio, «non si è mai tenuta, nonostante l’Area vasta non sia mai decollata».

Non si è voluto prendere atto del fallimento e giorno dopo giorno la sede della Cgil di Crotone si è svuotata. Non sono mancati solo i dirigenti, ma un poco alla volta «sono venuti meno anche gli utenti». La sede della Camera del lavoro di Crotone è una tristezza perché «manca la gente che la rendeva viva e il funzionario che va in pensione non viene nemmeno sostituito».

Succede anche che «i pochi giovani su cui si pensa di investire, dopo poco tempo preferiscono andare a lavorare da qualche altra parte». La soluzione potrebbe arrivare da una forte presa di posizione della segreteria regionale, ma i segnali giungono sono deboli. Un intervento della segreteria nazionale potrebbe rappresentare l’ultima speranza per resuscitare un sistema ormai decrepito e pronto per celebrare il funerale.

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