Crotone, il business d'oro delle truffe: Rolex e Tesla con i soldi dei disabili
L'operazione «Scam City» incastra l'organizzazione che clonava aziende e raggirava onlus in tutta Italia: 10 arresti, 31 indagati e sequestri tra immobili e beni di lusso
CROTONE Un’architettura criminale complessa, capace di rigenerarsi nel cyberspazio per colpire sistematicamente su scala nazionale. È quanto emerso dall'operazione «Scam City», condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone sotto il coordinamento del procuratore della Repubblica, Domenico Guarascio.
La vasta operazione di polizia giudiziaria, denominata “Scam City”, ha portato all’alba di oggi allo smantellamento di un’articolata organizzazione criminale dedita alle truffe online e al riciclaggio di capitali su scala nazionale. I militari hanno così dato esecuzione a un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, nei confronti di soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe online, truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e sostituzione di persona.

Misure cautelari e quadro giuridico
L'operazione ha previsto l'esecuzione di 10 misure cautelari personali: 5 soggetti sono stati condotti in carcere, mentre per altri 5 è stato disposto l'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Complessivamente, l’inchiesta vede coinvolti 31 soggetti indagati. Le 125 truffe contestate riguardano specificamente le ipotesi di reato previste dagli articoli 416, 640, 648-bis e 648-ter.1 del Codice penale.
Truffe a soggetti fragili e disabili
Un aspetto particolarmente odioso emerso dalle indagini riguarda il coinvolgimento di vittime vulnerabili. In molti casi, i truffatori hanno colpito persone anziane, soggetti fragili, persone con disabilità o organizzazioni onlus. Per raggirarli, gli indagati arrivavano a proporre offerte con Iva agevolata al 4% riservata ai titolari dei benefici della legge 104, in particolare per l’acquisto di minicar elettriche. In altre circostanze, i malviventi si qualificavano falsamente come appartenenti alle Forze dell’Ordine per guadagnare la fiducia delle vittime.

Il meccanismo delle truffe: dal Cyber-patrolling alle finte aste
L'indagine, condotta tramite tecniche di Cyber-patrolling e strumenti di approfondimento digitale, ha consentito di ricostruire un articolato e seriale meccanismo criminoso fondato sulla pubblicazione di annunci fittizi di vendita su piattaforme internet, marketplace e siti specializzati.
Gli annunci riguardavano beni che non sono mai stati nella reale disponibilità degli inserzionisti: trattori agricoli, mini-escavatori, piscine, pellet, ciclomotori e minicar elettriche. Per indurre le vittime in errore, il gruppo utilizzava diversi artifizi e raggiri: falsi prezzi di favore: si faceva spesso leva sulla presunta provenienza dei beni da aste giudiziarie per giustificare tariffe particolarmente vantaggiose; Sostituzione di persona e falsi ruoli: in talune circostanze, gli indagati si qualificavano falsamente come appartenenti alle Forze dell’ordine; agevolazioni fiscali fraudolente: venivano proposte offerte con IVA agevolata al 4% per i beneficiari della legge 104, colpendo in particolare persone anziane, disabili o soggetti fragili per l'acquisto di minicar; e clonazione aziendale: venivano utilizzate illecitamente denominazioni, dati e identità di società realmente esistenti e ignare dei fatti, che subivano poi gravi conseguenze d'immagine venendo contattate direttamente dai truffati.

Il sistema prevedeva generalmente il pagamento anticipato del 50% del prezzo pattuito tramite bonifico su conti correnti o carte intestati a terzi (prestanome o money mule), con il saldo da versare alla consegna. Tuttavia, i beni non venivano mai consegnati e spesso le vittime venivano convinte a saldare l'intero importo con la falsa promessa di velocizzare la pratica.
Un’organizzazione flessibile e professionale
Il sodalizio operava attraverso strutture organizzative articolate con ruoli definiti: area tecnica: incaricati della creazione degli annunci fraudolenti, dei siti web e delle pagine sui marketplac; area commerciale: soggetti che curavano le trattative telefoniche o online con le vittime; e area finanziaria: addetti alla ricezione, al trasferimento, al frazionamento e all'occultamento dei proventi illeciti.
L'organizzazione si avvaleva anche di competenze esterne, come programmatori operanti all’estero e broker nel settore delle criptovalute e del trading online. L'uso di identità virtuali e strumenti di pagamento digitali garantiva un elevato livello di anonimato.

Sequestri record: Rolex, Tesla e Reddito di Inclusione
Gli accertamenti patrimoniali hanno rivelato una sproporzione tra i beni posseduti e le dichiarazioni dei redditi: alcuni indagati risultavano ufficialmente nullatenenti o percettori del reddito di inclusione. Il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo (eseguito anche in via diretta e per equivalente) di: Orologi di lusso: numerosi Rolex, tra cui i modelli Datejust, Submariner, Air-King, Daytona e Yacht-Master; parco auto e opere d'arte: una Tesla Model Y, una Land Rover Range Rover Evoque, due Fiat 500X, un'Alfa Romeo Stelvio, una Fiat Tipo e diverse opere d'arte; patrimonio immobiliare e societario: cinque immobili (individuati tramite l'Anagrafe Tributaria) e le quote sociali di una società operante nella rivendita di elettrodomestici tramite e-commerce; liquidità: conti correnti, carte di pagamento, depositi bancari e somme giacenti.
Parte delle attività di sequestro erano già state eseguite nelle date del 19 marzo e 1 aprile. Le somme, una volta accreditate, venivano rapidamente movimentate verso conti gioco, investimenti o criptovalute per ostacolarne la tracciabilità.

Indagini e diffusione territoriale
Le frodi hanno colpito persone residenti in numerose località distribuite in più regioni, confermando la scala nazionale del fenomeno. Tra i centri interessati figurano: Calasetta, Petralia Sottana, Refrancore, Cupramontana, Desenzano del Garda, Artena, Cellatica, Augusta, San Salvatore Telesino e Borgo Val di Taro. L’attività investigativa è stata condotta con servizi di osservazione, pedinamenti con dispositivi Gps, intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni di chat WhatsApp e analisi dei filmati degli istituti bancari e degli Atm utilizzati per i prelievi. I dati raccolti sono stati poi correlati con le denunce presentate dalle vittime in tutta Italia. Dalle indagini patrimoniali è emersa una netta sproporzione tra il tenore di vita ostentato e i redditi dichiarati: alcuni degli indagati risultavano formalmente nullatenenti o beneficiari del reddito di inclusione.
Gli indagati
- Luca Caporali,
- Armando Covelli,
- Carmelo Iembo,
- Salvatore Lombardo,
- Daniele Pugliese,
- Pierdomenico Rizzuto,
- Marcello Ruperti,
- Domenico Scolieri,
- Francesco Tallarico,
- Giustina Debora Marzia Leto,
- Marco Liguori,
- Luca Laino,
- Alessandra De Santis,
- Francesco Porto,
- Salvatore Covelli,
- Pasquale Pio Cosco,
- Ermenegildo Andrea Misticoni,
- Giancarlo Rago,
- Giuseppe Cariano,
- Luigi Marino,
- Francesco Pupa,
- Michele Liotti,
- Luca Screnci,
- Manuela Macrì,
- Antonio Simeri,
- Giuseppe Aiello,
- Emanuele Grisi,
- Riccardo Cristarella,
- Davide Agrillo,
- Norman Sem,
- Debora D'Agostino
Le misure cuatelari in carcere
- Luca Caporali,
- Armando Covelli,
- Carmelo Iembo,
- Salvatore Lombardo,
- Daniele Pugliese.
L'obbligo di firma alla Pg
- Pierdomenico Rizzuto,
- Marcello Ruperti,
- Domenico Scolieri,
- Francesco Tallarico,
- Marco Liguori.
Rigettata la richiesta di misura cautelare nei confronti di Giustina Debora Marzia Leto.




